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Crisis

The Journal of Crisis Intervention and Suicide Prevention

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Volume 33/5, 2012
ISSN-L 0227-5910, ISSN-Print 0227-5910, ISSN-Online 2151-239

Crisis è una rivista dall’autorevolezza riconosciuta a livello mondiale in materia di suicidologia (impact factor 1.085), non solo per l’alto grado di scientificità ma anche perché riporta informazioni e linee guida “salva vita”, utili a tutti coloro che sono coinvolti in interventi di crisi e prevenzione del suicidio. Ciò la rende importante per i medici, consulenti, operatori telefonici e centri di intervento di crisi.

Il numero si apre con un editoriale in cui vengono presentati i risultati di uno studio relativo all’andamento dei tassi di suicidio e alle stime per il futuro. Tale ricerca è stata condotta con lo scopo di aggiornare i risultati emersi da uno studio condotto con stesse finalità e metodologie dall’OMS nel 1999. Sembra che negli ultimi vent’anni il tasso di morte per suicidio sia diminuito, salvo nelle giovanissime donne. Tuttavia, sebbene questi risultati siano incoraggianti, è opportuno tener presente la crescita naturale della popolazione; con la conseguenza che la riduzione del numero assoluto di morti per suicidio potrebbe non essere così marcata come quella relativa ai tassi.

Dall’Inghilterra viene invece portato un contributo relativo all’auto-aiuto come risorsa per le persone che sperimentano un lutto in seguito a suicidio. Emozioni come la colpa, la vergogna, il rifiuto e l’isolamento, disturbi d’ansia o depressione possono essere vissuti profondi che accompagnano la tristezza pervasiva dopo la morte di una persona cara. Nell’articolo, viene presentato uno strumento chiamato Help is at Hand, ovvero una guida in cui sono riportate linee guida che vanno da aspetti pratici come l’organizzazione del funerale e la gestione delle volontà della vittima ad aspetti più legati al sostegno, come la descrizione delle fasi del lutto e le emozioni connesse, il ruolo di amici e colleghi di chi subisce il trauma e le iniziative come i gruppi di auto-aiuto, il counseling, le istituzioni che aiutano le persone traumatizzate da una perdita per suicidio o anche per morte improvvisa.

Un gruppo internazionale mette invece in evidenza il rischio suicidario nei pazienti con problematiche di salute mentale, prevalentemente dopo dimissione dai servizi diagnosi e cura. Emozioni di paura, ansia, depressione, senso di vuoto e percezione di sentirsi come un peso caratterizzano profondamente queste persone, che più in generale sentono un’angoscia esistenziale per la sensazione e la prospettiva di essere “scaricati” dopo le dimissioni. Porre attenzione, come già tanti servizi di salute mentale fanno, sulle aspettative e le paure delle persone connesse all’assistenza ospedaliera potrebbe essere un modo per ridurre tale rischio.

Dagli Stati Uniti il focus viene posto su una componente caratteristica dei comportamenti suicidari, l’impulsività. In questo studio viene dimostrato come il sostegno sociale negli studenti universitari attutisca l’impatto dell’impulsività.

Un altro articolo propone invece uno studio curioso sul rischio suicidario tra i veterinari. Pare che in questa professione il rischio sia piuttosto elevato e comune a diversi paesi del mondo. Ciò che espone al rischio sembra essere legato a fattori lavorativi come le relazioni con i colleghi, il numero di ore di lavoro, e gli atteggiamenti dei capi, variabili però comuni a molte altre professioni. L’articolo si conclude con la descrizione di misure preventive e supportive.

Il numero si chiude con un lavoro clinico di stampo psicodinamico in cui viene messo in evidenza quanto la psicoterapia sia una metodologia decisamente efficace per la prevenzione dei comportamenti suicidari nei soggetti a rischio, soprattutto negli adolescenti che sopravvivono al primo tentativo.

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Crisis

La rivista di riferimento internazionale per la prevenzione al suicidio

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